Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita!

 In Sviluppo Capacità Personali e Manageriali

Come possiamo allenare l’ottimismo a lavoro, ma anche nella vita

Quando penso all’ottimismo mi vengono in mente due persone e due città: la prima è Tonino Guerra, sceneggiatore italiano immerso nella sua bellissima Pennabilli (borgo romagnolo addobbato con le sue poesie e la sua storia cinematografica); la seconda è Martin Seligman, il suo celebrato/criticato libro: Imparare l’ottimismo e New York, sua città natale.

Per quale motivo questo libro è stato criticato? Ve lo raccontiamo lungo l’articolo…

Partiamo dall’inizio.

Che cos’è l’ottimismo?

L’ottimismo è un atteggiamento positivo che permette di vedere le opportunità anziché i problemi, affrontare le sfide con coraggio e resilienza (parola che non possiamo più tollerare), e avere una vita più serena e soddisfacente. L’educazione all’ottimismo di Seligman è riassunta nel suo modello PPT Permanent Positive Thinking (Pensiero Positivo Permanente).

Il modello PPT si basa su tre principi fondamentali: l’autenticità, la rappresentazione globale e la riflessione.

  • L’AUTENTICITÀ significa essere sinceri con sé stessi e accettare i propri pensieri, emozioni e comportamenti senza giudizio. Questo aiuta a liberare la mente dalle distorsioni negative e a concentrarsi sul presente.
  • LA RAPPRESENTAZIONE GLOBALE riguarda la tendenza a generalizzare le esperienze negative e a dimenticare quelle positive. L’educazione all’ottimismo consiste nell’imparare a cogliere e valorizzare i momenti positivi, e a non drammatizzare le situazioni negative.
  • LA RIFLESSIONE significa prendere il tempo di analizzare i propri pensieri e le proprie emozioni, e capire come influiscono sulla propria vita. Questo aiuta a sviluppare una prospettiva più equilibrata e a prendere decisioni più sostenibili, quindi essere più saggi.

Come possiamo diventare più ottimisti?

Seligman definisce 5 passi da seguire:

  1. Identificare i pensieri negativi e sostituirli con quelli positivi. Ad esempio, invece di pensare “non ce la farò mai“, pensare “ce la posso fare, sono più forte di quanto credo“.
  2. Sviluppare la gratitudine. Prestare attenzione alle cose belle che si hanno e sviluppare una gratitudine quotidiana.
  3. Fare attività che ci diano piacere. Impegnarsi in attività che piacciono e aiutano a rilassarsi e a divertirsi. Esempio: attività sportiva nella pausa pranzo!
  4. Coltivare relazioni sane. Circondarsi di persone positive e supportive che aiutino a vedere le cose in modo positivo.
  5. Imparare dagli errori. Guardare alle sfide e agli insuccessi come opportunità per imparare e migliorare.

Per quale motivo questo modello è stato criticato?

Terapeuti, psicologi e pedagogisti hanno mosso molte critiche. Nello specifico il buon Seligman è stato rimproverato per:

  • Una enfasi eccessiva alla positività. Il pensiero positivo perpetuo di Seligman ignora la complessità della vita umana e la realtà delle emozioni negative. Essi affermano che negare o minimizzare queste emozioni può rendere più difficile affrontare i problemi e la sofferenza.
  • Poco profondità. Altri critici sostengono che l’approccio di Seligman è troppo superficiale e non affronta le cause profonde della sofferenza e della insoddisfazione. Essi affermano che l’ottimismo non può risolvere i problemi psicologici profondi (esempio la stessa depressione).
  • Scarsa evidenza scientifica: l’efficacia dell’educazione all’ottimismo di Seligman non è stata adeguatamente dimostrata da ricerche scientifiche rigorose. La maggior parte della letteratura sull’argomento è basata su studi di bassa qualità o su prove di laboratorio e  non c’è abbastanza evidenza per supportare le affermazioni di Seligman.
  • Rischio di sviluppare un’immagine distorta di sé: alcuni critici affermano che l’enfasi sul pensiero positivo perpetuo può portare le persone a sviluppare un’immagine distorta di sé e negare i propri limiti e le proprie debolezze. Questo può rendere più difficile affrontare i problemi e raggiungere una vera e propria crescita personale.

Un punto di vista interessante sul rischio da eccesso di positività lo porta Oettingen secondo il quale, spesso pensare positivo può essere controproducente, molto dipende dai contesti. Da qui introduce il PENSIERO CONTRAPPOSTO, che consiste nell’immaginare i possibili ostacoli e le difficoltà che si possono incontrare nel raggiungimento degli obiettivi, insieme alla visualizzazione di un risultato positivo. Questo tipo di pensiero può aiutare a mantenere la motivazione, evitare la procrastinazione in sella alla concretezza.

Conclusioni

L’approccio di Seligman è stato accolto con grande entusiasmo e ha dato vita ad una alla Psicologia Positiva. Non sono mancate le critiche e le controversie riguardo la sua reale efficacia e il suo valore terapeutico. Esercitare l’ottimismo è una competenza chiave anche per molti percorsi sull’Intelligenza Emotiva. Il questionario “LOT-R (Life Orientation Test – Revisited) può risultare utile anche in sede di assessment per misurare l’atteggiamento di una persona nei confronti delle situazioni esterne, una sorta di Locus of Control.

Più in generale, secondo questo approccio felicità e benessere sono abilità che possono essere imparate e coltivate e che possono portare a una vita più soddisfacente e appagante, abbiamo bisogno di molte sessioni di pratica per rimodellare il nostro modo di vedere e vivere le situazioni.

Quindi l’ottimismo, non è solo il profumo della vita come gridava Tonino Guerra nella nota pubblicità televisiva e nemmeno vuole essere la necessità di trovare del positivo in ogni possibile situazione, ma piuttosto la capacità di vedere e leggere le alternative.

BIBLIOGRAFIA:

Joshua Freedman – “Intelligenza Emotiva: al cuore della performance” – Gruppo 24 ore

Gabriele Oettingen – “Io non penso positivo – Edizione Tlon

Martin E. P. Seligman – “Imparare l’ottimismo” – Giunti Editore