La favola del pastore e il consulente, ovverosia la cultura delle PMI

 In Risorse umane

Un gregge sta pascolando su un ampio prato ai bordi di una carreggiata, quando un’auto si ferma e un signore elegante, con in mano una valigetta professionale, scende e si avvicina sorridente al pastore e, dopo averlo salutato cordialmente, si complimenta per l’ampio gregge al pascolo. Dopo il primo approccio gli propone a bruciapelo questo patto:

– Scommettiamo che in tre minuti indovino il numero esatto di pecore al pascolo? Se sbaglio di una sola pecora ti pago in contanti 400 €, se vinco mi regali una pecora.

Il pastore guarda l’uomo con sospetto e scarso interesse, poi pensa che sia un buon affare e accetta.

Il signore elegante apre la sua valigetta ed estrae un PC collegato ad una stampante, fotografa il gregge e scarica la foto sul PC che automaticamente avvia un software e in due minuti la stampante produce una serie di grafici per complessive 8 pagine. Nell’ultima pagina si leggono le conclusioni: alla luce delle analisi svolte il numero delle pecore al pascolo è esattamente 472.

Il pastore rimane sbalordito per la velocità e precisione della risposta e capisce di avere perso la scommessa, pertanto lo invita a prendersi la pecora, ma istintivamente gli propone una contro scommessa:

– Se indovino in 10 secondi, senza farti alcuna domanda, il tuo mestiere mi restituisci la pecora? Il signore elegante non può negargli la rivincita!

– Sono certo al 100% che sei un consulente aziendale afferma il pastore.

– Bravissimo è vero – risponde il signore – come hai fatto? Risponde il signore elegante.

E allora il contadino continua:

– Mi hai dato tre evidenti segnali per scoprire il tuo mestiere:

  1. Beh! Mi sei comparso davanti e presentato con una gentilezza non comune, ma nessuno ti aveva cercato;
  2. Vuoi essere pagato per darmi una risposta inutile, visto che conto le pecore tutte le mattine;
  3. Non sai nulla del mio lavoro, visto che su 472 pecore ti sei preso il cane!

 ALCUNE RIFLESSIONI SULLA STORIELLA

La storiella, forse non è nuovissima, ma rappresenta una pietra miliare auto ironica, sulla percezione del ruolo della consulenza nel nostro paese ed è pertanto un buon trampolino di lancio per una serena discussione tra amici.

La mia prima osservazione è che il mondo della formazione e consulenza aziendale, non è disastrato, come la storiella vorrebbe far credere. Sono certo che è di buon livello, come rileva il fatto che gli onorari sono di tutto rispetto e le aziende raramente spendono in consulenti se non vedono risultati concreti e rapidi.

Questa conclusione semplicistica trova però un grande limite nell’autoreferenzialità dell’impresa italiana, in particolare PMI, poco disponibili a mettersi in gioco confrontandosi con consulenti anche di elevato spessore.

Siamo un paese straordinario per creatività imprenditoriale, forse al primo posto in Europa per la creazione di imprese, tant’è che abbiamo 4,2 mil. di micro imprese che rappresentano il 95% del totale. Ricordiamo che la micro impesa ha un fatturato inferiore a 2 Mil di €. ed è sotto i 10 dipendenti.

Questa marcia in più dei nostri imprenditori evidenzia un DNA particolare dove creatività e fiuto di impresa, si mescolano ad una predisposizione al rischio, legata anche, nella mia visione personale, ad un senso di incoscienza indispensabile per fare impresa in Italia, il paese delle barriere burocratiche e della tassazione folle.

Il mio inno all’imprenditorialità italiana, evidenzia una sincera ammirazione, ma anche un evidente senso critico che nasce dalla mia professione di consulente. Mi pongo infatti alcune domande:

  • Perché la micro impresa italiana non cresce?
  • Perché pur essendo vincente, blocca il suo sviluppo e non sfrutta a pieno le proprie intuizioni di business?
  • Perché in caso di successione di impresa più della metà scompare in seconda generazione e l’80% in seconda?

La risposta è sempre la stessa per scarsa cultura di impresa e carenza manageriale. Il fantastico pioniere ha creato un modello di impresa a propria immagine e somiglianza, il cui successo è legato alla sua intraprendenza, al fiuto animalesco per il business, alle sue doti relazionali istintive ma efficaci, ma come tutte le aziende Home Made si blocca nella sua crescita perché è spesso privo dei fondamentali di gestione di impresa.

Questo importante segmento di mercato ha fame di vera consulenza, svolta da autentici esperti di cultura di impresa, abilissimi nel distinguere una cane da una pecora.