Gestire la crisi con coraggio imprenditoriale

 In Risorse umane

Il nuovo Papa Francesco è riuscito a conquistare in pochi giorni milioni di fedeli con messaggi semplici di forte impatto. Peccato che i politici non siano stati in grado di essere altrettanto efficaci.

Una perla di saggezza del nuovo Papa mi ha particolarmente colpito: “Non cediamo mai al pessimismo e a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno e allo scoraggiamento”. E’ un messaggio ovviamente di filosofia di vita, quasi una ricetta per non essere trascinati dal vortice della negatività e dello scoraggiamento, infatti avere fede, non significa solo credere in Dio, ma anche credere nella vita, ma soprattutto in noi stessi e nelle immense risorse intellettive che ci possono sostenere nel superare gli ostacoli della vita.

Spostiamo tutta questa energia positiva verso l’attuale situazione imprenditoriale, caratterizzata da tensioni che si tagliano a fette, ma soprattutto dalla constatazione di profonda ingiustizia sociale nel vedere torchiati a sangue gli imprenditori, unica fonte di ricchezza della nostra economia, per mantenere un apparato politico e una struttura pubblica assolutamente inefficienti.

Di fronte a questa situazione l’unica cosa che l’imprenditore non deve fare è quella di abbattersi, bensì di riflettere sul bivio in cui si trova:

•    da una parte  abbiamo il viottolo del pianto, con la scritta: “Non puoi fare nulla su tutto ciò che ruota intorno a te devi solo pregare affinché la crisi passi e sperare in un mondo politico nuovo  che capisca cosa vuol dire agevolare l’imprenditorialità”.
•    Dall’altra parte abbiamo il viottolo dell’iniziativa, con l’epigrafe: “L’imprenditore è un persona geniale e coraggiosa e in quanto tale non deve aspettare che le cose accadano, deve farle accadere! Deve ricordarsi che le criticità hanno un solo risvolto positivo, quello di poter essere vissute come opportunità di miglioramento. L’unica certezza che abbiamo è che dopo la tempesta, leggi fine della crisi, le aziende che sopravvivranno ne usciranno trasformate e vaccinate contro ogni futuro ostacolo.

Questa lunga premessa ha lo scopo non solo di dare fiducia a tutti noi (anch’io sono un imprenditore) ma anche di dare esempi di concretezza ai processi di rinnovamento.

Alcuni esempi:

•    rivedere la propria organizzazione: i processi e le procedure, renderle snelle, tagliare i rami secchi e le attività che non producono valore aggiunto.

•    Chi svolge attività promozionali, deve valutare attentamente il ritorno sull’investimento (ROI), ci sono formule precise per farlo. Non cascare nel tranello conformista del “Lo abbiamo sempre fatto”,
•    Chi è costretto a snellire il personale non deve solo cercare soluzioni indolori per liberarsene, bensì individuare sempre delle alternative quali: offrire al personale contratti diversi a costo variabile ad esempio spostandoli su attività di vendita, dare loro l’opportunità di continuare a lavorare in outsourcing per l’azienda capitalizzando la loro esperienza, spostarli da attività improduttive ad attività di business ad esempio rafforzando il servizio clienti. Il personale non va eliminato va solo reso altamente produttivo.

•    Nei momenti di crisi si deve investire in formazione (Peter Drucker). La parola investire non è esatta perché la formazione può anche essere finanziata

•    Valutare nuove strade di internazionalizzazione per allargare il proprio mercato..

•    Rimettere in discussione tutta l’organizzazione commerciale, chiedere consigli ad un esperto per evidenziare quelle lacune che hanno un impatto molto negativo sui risultati. Ad esempio come valorizzare i propri preventivi e alzare la percentuale che va a buon fine.

•    Introdurre dei sistemi di attento monitoraggio delle attività di vendita. Se avete agenti plurimandatari, valutate il loro impegno promozionale e commerciale verso la vostra azienda.

•    Rafforzare il Servizio clienti dando loro anche responsabilità commerciali con un ruolo proattivo di vendita telefonica.

•    Rivedere tutta la polita della gestione del credito.

•    Creare un forte orientamento al cliente per tutta l’azienda: tutti devono sentire il “profumo del cliente” e capire da dove viene il loro stipendio.

•    Chi ha un gruppo tecnico che si interfaccia sul cliente deve stimolarlo ad un ruolo di supporto sinergico ai commerciali. Desideriamo ampliare la presentazione di questa strategia in quanto produce effetti immediati e non richiede costi, salvo forse la formazione dei tecnici al nuovo ruolo.

Per concludere la crisi va affrontata, non solo pregando con senso di vittimismo, bensì col coraggio del rinnovamento , rimettendo in discussione tutto ciò che facciamo, e consapevoli della nostra genialità al cambiamento.